Il Cardinale che ha voluto il Serra in Italia

Il Serra: “Vivere con padre Junipero Serra la passione per le sante vocazioni”

Relazione del cardinale Giuseppe Siri Arcivescovo di Genova e 1° Consulente Episcopale per i Serra Clubs in Italia - ai Cappellani e Presidenti dei Clubs Serra Italiani.

 

Collevalenza 20 novembre 1985

Credo che la prima cosa desiderabile, sia capire bene il Serra, perché mi rivolgo in modo speciale a Voi Cappellani. Perciò devo fare un discorso apparentemente storico, ma che ci porta a scoprire la forza, il fuoco che ha consumato la vita di Padre Serra e il di lui fascino che tuttora interessa il movimento Serra. Naturalmente non rifaccio la storia di padre Serra; comincio invece da quando il movimento Serra entrò in Europa.

Infatti è toccato a me realizzare tale organizzazione in Italia e pertanto ne sono un testimone. Perché ho curato l'apertura del Serra? Perché ho sempre creduto che le cose debbano camminare in avanti ma, che durante il cammino qualcosa sul metodo debba cambiare.

L'Europa conservava il vecchio tipo, nato specialmente nel secolo scorso, di tutte le associazioni cattoliche per le quali occorrevano tante adunanze, tanti schemi, tanti permessi; per cui l'area e la capacità realizzativa nonostante la generosità degli intenti e degli sforzi, risultava spesso ristretta in parametri angusti. Questo era il vecchio tipo europeo.

lo ho fissato la mia attenzione sul Serra perché ho visto delle novità in esso.

Ebbi la notizia del Serra da un caro amico Padre Saveriano, Padre Luigi Ferrari e poi perché Monsignor Noli, che aveva passato un certo periodo di tempo nel New Jersey, me ne aveva parlato; sicché tra tutti e tre abbiamo pensato di introdurre il Serra a Genova. Il resto lo si sarebbe visto camminando.

Non c'è stato dunque nulla di grandioso niente di scenografico, ma abbiamo così cominciato. lo debbo molta riconoscenza ai due che ho nominato perché credo che senza di loro il Serra avrebbe tardato un bel po' a venire tra noi.

Ora che cosa presentava di nuovo il Serra? Il Serra era slegato da tutte le forme e remore delle vecchie associazioni cattoliche europee. Fissato lo scopo e gli scopi principali, passava all'azione seguendo la logica pragmatistica americana, che usa recuperare il tempo negli intervalli del lavoro, riempiendolo di quelle opere complementari che per il cristiano rappresentano ossigeno e scopo della vita cristiana stessa.

Ecco perché il Serra non ha adunanze per le adunanze; non sottrae tempo al lavoro, ma servendosi dell'ora di colazione e di cena, nel momento in cui tutti si trovano riuniti a mensa, pone sul tavolo anche un problema altrettanto urgente come quello delle vocazioni.

Questo strumento tanto pratico e tanto umano è stato sperimentato dal Divin Salvatore stesso; nessuno si scandalizzi pertanto se anche i serrani si incontrano a tavola per aumentare la loro amicizia e per impostare la loro missione e apostolato.

È questo che mi ha attirato, mi ha convinto e così da noi il Serra è nato.

Per me è sintomatico che il movimento Serra, nato 50 anni, fa in nord America abbia preso Padre Serra come il proprio "tipo". È segno che i serrani volevano in qualche modo, seguendo la bandiera (le campane sul frontespizio delle chiese), imitare lo stesso andamento di Padre Serra. Non dimentichiamo che Padre Serra fu un missionario, partito dal Nuovo Messico, di tutta la California. Egli faticosamente arrivando da stazione in stazione, raccoglieva prima gli importati spagnoli, ai quali talvolta c'era da ravvivare tutto, dal battesimo in su, quindi gli indigeni.

Egli costruiva un unico edificio, la Cappella, con alcune stanze addette a dispensari e le scuole di catechismo. Appena impiantata la cappella con la sua squillante campana, lasciava sul posto dei laici a cui affidava la diaconia della carità e della parola; quindi passava oltre per evangelizzare altri paesi.

Avete capito cari come Padre Serra abbia sofferto la sua solitudine sacerdotale (si è trovato quasi sempre praticamente solo) e si sia rivolto ai laici che si impegnavano di sostituirlo in quel che potevano in attesa che altri sacerdoti arrivassero.

Le preghiere le lacrime e il sudore il Padre Serra hanno inciso profondamente il suo cammino missionario lasciando l'orma struggente di una preghiera che invocava aiuto e vocazioni.

L'occidente americano ed europeo si è accorto e si è ricordato di Padre Serra scoprendo le sue orme missionarie ma soprattutto le sua passione per le vocazioni. Ora veniamo al secondo punto.

Non basta "la voglia di vocazioni", bisogna curarsi delle vocazioni. Dopo l'ultima guerra, gli sconvolgimenti a tutti i livelli, hanno interessato anche la sacralità della Chiesa ossia le vocazioni consacrate.

In questi ultimi anni le statistiche, più o meno attendibili, parlano che qua e là nel mondo ci sono segni di ripresa.

Purtroppo l'Italia è all'ultimo posto.

Questo ci fa capire quanto il Serra Club sia arrivato a tempo, a tempo giusto.

Se dobbiamo parlare di vocazioni dobbiamo parlare anche di ambienti nei quali la vocazione nasce e cresce. Apro qui una parentesi sui seminari, dato che molti di voi cappellani siete direttamente o indirettamente coinvolti nei vostri seminari. Come non pensare con profonda nostalgia al grande San Carlo Borromeo che in obbedienza ai decreti del Concilio di Trento volle essere il primo a fondare i nuovi seminari, a riformare monasteri e conventi.

È vero, noi abbiamo oggi i meravigliosi documenti del Concilio Vaticano Secondo riguardanti i seminari il clero e le vocazioni, però siamo sinceri; "in quante nazioni, in quante diocesi i seminari non esistono più o se esistono sono soltanto dei pensionati?" E questo non in ossequio ma contro le disposizioni e lo spirito dello stesso Concilio Vaticano Secondo.

Lo sò che le forze prioritarie dei seminari stanno nella formazione spirituale religiosa e culturale, ma senza un minimo di clausura, senza una disciplina, a cominciare dall'abito, credetemi anche le cose essenziali finiscono col perdersi.

Ma torniamo per chiudere al vostro problema di serrani.

Dunque le vocazioni ci sono perché Gesù Cristo è nella Sua Chiesa e pensa alla Sua Chiesa; ma tocca a noi scoprirle, favorirle, indirizzarle al porto e alla meta.

lo sò che voi serrani vi occupate di giovani, dei ministranti oltre che dei sacerdoti in varie forme, ma badate, voi cappellani cari confratelli, badate che il vero modo di aiutare le vocazioni è quello di occuparsi singolarmente dell'adolescente, facendolo vivere tutto il programma della sacralità ecclesiale; preghiera, santa confessione, santa comunione Eucaristica e, importantissima, la direzione spirituale.

Le altre cose, concorsi, premiazioni, campi studio ecc. vanno bene ma sono secondarie rispetto a quanto vi ho detto.

Cari confratelli vi prego di considerare quanto ho detto. Se voi laici serrani potete favorirci su questa strada, penso che avrete fatto molto del vostro impegno, e se voi cari confratelli vorrete seguire la strada che mi son permesso di indicarvi son certo che oltre a riempire la vostra vita sacerdotale vi sarete assicurati dei successori.

Il fuoco serafico e missionario di Padre Serra lo si spiega con la grande spiritualità nella cui profondità egli viveva la comunione con Cristo stesso.

Cari confratelli e cari serrani cosa volete incendiare se il fuoco non c'è?

Sul vostro lavoro e le vostre intenzioni invoco la benedizione del Signore.

 

 

L’ultima intervista del Cardinale Giuseppe Siri, che ha voluto il Serra in Italia

4 gennaio 1988 – intervista di padre Vito Magno

 

Per Lei, Eminenza, il Movimento Serra è approdato in Italia. Può dirci quali sono stati i motivi per cui lei lo ha accolto a Genova oltre 30 anni fa?

La storia è questa. lo ero molto amico di Padre Luigi Ferrari. Lui era stato molti anni in America ed in Inghilterra. Proprio in Inghilterra, a Northwood, fui suo ospite durante un mio viaggio di studio. Fu lui che mi parlò del Serra. Meditai a lungo il suo discorso e del Serra mi colpì soprattutto il metodo. Il metodo era ed è completamente diverso da quello delle associazioni di tipo italiano.

lo sono entrato in Azione Cattolica all'età di otto anni, prima della prima guerra mondiale. Vi avevo visto la pesantezza, certi formalismi, il sopravvivere di un mondo che non c'era più. Pensavo che introducendo il metodo del Serra ne derivasse un confronto e dal confronto un miglioramento. Non per riprodurre, ma per confrontare e riflettere. Pensai quindi che la cosa migliore fosse quella di fondare un Serra Club qui a Genova. Questo accadde nel 1957. lo ero Arcivescovo di Genova da 11 anni e Cardinale dai primi giorni del '53. Ce ne informammo bene e così, nel 1959, sorse ufficialmente il primo Club italiano a Genova.

Certamente dal punto di vista della realizzazione io devo dire grazie a Mons. Noli, perché è stato lui che mi ha aiutato e con la sua animosità, che qualche volta si direbbe avventuriera, abbiamo realizzato il primo Serra Club. Senza l'aiuto di Mons. Noli credo che non saremmo riusciti a far niente.

Poi da uno, a Genova, i Clubs sono diventati quattro. Questa è la storia.

Lei, in uno dei primi discorsi, disse: «Mi piace il Movimento Serra perché è libero». Libero da che cosa, per che cosa?

Libero dalle pesantezze. La vita associativa di allora aveva un qualche cosa di rituale. Fuori dal rituale si conosceva il divertimento. A me questo sembrava un po' poco. Un po' stucchevole per un lato e per l'altro sembrava un po' poco.

Pensavo ad un Serra libero da questi schemi: se noi liberiamo il metodo prenderemo molta gente che nelle altre associazioni non sarebbe mai entrata. Così è accaduto.

Immaginava lo sviluppo che questo movimento avrebbe assunto in Italia?

No, no! lo pensavo umilmente di poter creare un fatto di confronto e di riflessione per migliorare le altre associazioni e la cosa migliore era quella di farne una di tipo nordamericano. Vedendo e confrontando, pensai, qualche cosa avverrà.

A quel tempo non c'erano tutti i movimenti e gruppi che ci sono nella Chiesa di oggi. Lei trova, dopo 30 anni qualche cosa da innovare nel Movimento Serra?

No, perché è talmente libero, ossia così snodato, che si adegua subito ai tempi, senza cambiare. Il Serra trova nella sua libertà metodica, la sua salvezza e la sua sanità attuale.

Questa è la storia. Cos'è accaduto?

E' accaduto quello che io pensavo quando nel 1945 facevo parte della Commissione incaricata di formulare lo Statuto dell'Azione Cattolica. Eravamo sei Vescovi presieduti dal Cardinale Piazza, allora Patriarca di Venezia.

lo concepivo allora, ed in questo senso ho lavorato, che l'Azione Cattolica venisse assimilata ad una piattaforma circolare centrale intorno alla quale si potessero sviluppare dei cerchi concentrici perfettamente indipendenti l'uno dall'altro fino all'infinito, dove tutti gli uomini potessero trovare l'ambiente ed il metodo associativo a loro più adatto. Perché gli uomini sono diversi, diversi i loro gusti, diverse le situazioni.

Per prendere gli uomini bisogna preparare molti e diversi pavimenti.

Oggi il Movimento di Comunione e Liberazione è uno dei grandi movimenti della Chiesa che più marcia in avanti. Così pure quello dei Focolarini, seppur abbia un carattere più prettamente spirituale.

I Movimenti devono avere la libertà di crescere attorno ad un centro fisso uguale per tutti, come i cerchi generati da una pietra gettata in uno stagno, che sempre più si allontanano senza mai incontrarsi tra loro. Il Serra stesso è la dimostrazione di questa teoria. Salvo poche persone, di quelle molto buone, molto pie, molto devote, che si vedono ovunque si lodi Dio, lei vede nel Serra Club la grandissima maggioranza di persone che non sarebbe mai entrata in Azione Cattolica, né in Comunione e Liberazione, né nei Focolarini, in nessuna altra parte.

Mi collego alle finalità del Serra riguardo al Sacerdozio. Quale rapporto di concreta e fattiva collaborazione lei vede tra il laico cristiano ed il sacerdote?

Il rapporto è questo: per promuovere le Vocazioni al Sacerdozio bisogna prima di tutto essere cristiani. Intanto si metta a posto quello! Ossia credere profondamente nell'Eucarestia, nella Santa Messa e nel valore del Sacerdozio.

Il mondo d'oggi sta dimostrando che non è capace d'andare avanti da solo. E' Domineiddio che tiene in mano la storia. Per lui stanno lavorando anche i manigoldi. Essi fanno ciò che vogliono ed Iddio li lascia fare, ma tutto quel che fanno alla fine serve al bene. Questa, credo, è la visione vera della storia. I Serrani, non possono fare la parte dei manigoldi. Quindi prima di tutto operano su sé stessi per diventare buoni cristiani. Poi parlano della bellezza del Sacerdozio con gli amici, nella scuola, sul posto di lavoro, nella società in cui vivono. Aiutano i Seminaristi ad entrare in Seminario, anche economicamente. Ci sono Seminari che, collocati in ambienti danarosi, vivono bene e possono prendere molti Seminaristi anche se questi non corrispondono alcuna retta. Ma ci sono Seminari che senza retta non possono andare avanti. I Serrani allora intervengono, o personalmente, o con i mezzi che essi stessi cercano presso loro conoscenze o ambienti che possono fare della beneficenza in grande. Quando qui a Genova il Seminario Minore è crollato come presenze, non ho mai pensato di chiuderlo, perché se una cosa si chiude, per riaprirla è talmente difficile che quasi mai ci si riesce. Ma ho capito che per provvedere altrimenti alle esigenze, avrei dovuto ricorrere ad altri mezzi, guardando ai giovani più grandi. Il Club Serra mi ha aiutato a gettare le reti e almeno sino a quest'anno abbiamo sempre avuto il necessario. Il Seminario Minore si è ridotto, ma mai ha cessato il contributo, così da mantenere viva la tradizione vera del Seminario.